ALESSANDRO FIESCHI,Criptogramma Solare 1,2005


 

ALESSANDRO FIESCHI


Anche per Alessandro Fieschi l'appartenenza a quel gruppo di artisti che si sono riuniti sotto l'insegna dei "Nuovi temperamenti ", individuati da Cerritelli, ha avuto un forte significato umano oltre che artistico. Condividere esperienze, confrontarle. Trovarsi in un mondo che ha creato isolamento, solitudine anche sul terreno della vita artistica. La frequentazione perdura, aiuta a resistere in una realtà difficile, di semi-emarginazione per le pratiche artistiche non allineate al nuovo conformismo. L'arte autentica da sempre contiene i germi di una visione critica, non celebrativa, dei poteri e delle mode. Lo è anche quella di Fieschi, così tesa a misurarsi con la realtà, pur nella sua configurazione aniconica. Le sue radici sono infatti astratto-informali, poiché è da questo arcipelago, come per i suoi compagni di strada, che discende la lingua pittorica a lui affine. Non un linguaggio evasivo, di radicale rifugio nei territori dello spirito, bensì un ponte tra essi e il mondo esterno, come attestano i filamenti materici cui ricorre, a volte aggrovigliati, tortuosi come i percorsi della vita; a volte distesi, appagati, quasi a lambire zone insospettate dell'anima. Secchezze, durezze del tratto si stemperano negli spazi dilatati e infiniti che sembrano correre oltre i confini della tela. E che sono, a ben vedere, i confini del mondo fisico, luogo ineludibile del teatro umano: delle passioni, delle speranze, delle sconfitte degli esseri che lo popolano. Anche da qui, forse, da parte dell'artista, deriva il crescente ricorso a formati grandi, luoghi ideali di rappresentazione e trasfigurazione delle azioni umane. Non della loro manifestazione esterna, ma di ciò che le muove dentro, quell'energia psichica che Fieschi reinventa nella sua scrittura segnica, a volte gestuale, magmatica, ma più spesso spezzata, frantumata, come a esprimere la crescente conflittualità che insidia la vita. Talora vi è qualcosa di detto e non detto, nella sua pittura: e forse in questa zona franca, di attesa degli accadimenti, a volte temuti, perché dolorosi, a volte sognati, perché forieri di felicità, corre un inquietudine indefinibile. Una sorte di sospensione tra memoria e azione, tra regressione nell'oscurità enigmatica dell'inconscio e incursioni nella realtà contingente, con la sua spossante instabilità. Se tutto questo, negli anni già alle spalle, determinò un forte accumulo di sostanza espressiva, nei cimenti più vicini la materia, i grovigli di segno-colore tendono a deccantarsi, a liberarsi delle scorie, a cogliere sempre " il flusso ininterrotto di ciò che esiste" ma senza perdere o negare le tracce e le trame della propria storia d'artista con la sua cifra riconoscibile. CN


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